In linea da: 20/12/2016

In città. Dal 1 settembre al 30 novembre 2016

di Claudio Pasqual

Il ciclo delle stagioni riporta il Festival della politica e l’autunno. Discussioni sulla sicurezza: proposte di integrazione e comitati di controllo. Individualismo, associazione, comunità. Feste nazionali a Mestre. Ritrovarsi in piazza, e ascoltare i versi della Divina Commedia. Un futuro remoto per l’ex Umberto I. Escursioni fuori città. Cartelli e lampioni, scritte sui muri e monumenti. Verso il referendum del 4 dicembre.

1 settembre 2016

Il sesto Festival della Politica di Mestre, organizzato dalla Fondazione Pellicani e in programma dall’8 all’11 settembre, si fa pubblicità sulle fiancate dei taxi cittadini.

2 settembre 2016

“I Celestini” si chiama l’associazione che a Chirignago gestisce il centro Montessori, un’ampia area verde incastrata tra l’omonima strada e la via del Bosso, dove organizza attività ricreative, sportive e culturali per i ragazzi e le famiglie della zona. Da oggi e fino al 4 è in corso “Aspettando la fiera” – da intendersi la Fiera Franca di Chirignago, che dichiara di essere giunta alla 374a edizione – , una tre giorni di giochi, spettacoli e dibattiti negli spazi del centro. A quello di stasera ho fatto da moderatore, su invito dell’amico Fabio Brusò, uno degli animatori dei Celestini. Il tema era la vivibilità urbana, il progetto quello di presentare alla cittadinanza un “manifesto sulla sicurezza” proposto da una decina di associazioni locali e formulato in chiave di inclusione e integrazione, in polemica con il mainstream securitario. Fra gli interventi previsti, anche quelli di amministratori locali – ma il delegato alla Sicurezza del Comune d’Este si è allontanato quasi subito per precedenti impegni. Il tenore di molti discorsi è stato prevedibile: accanto al gruppo organizzatore e ad altri di ispirazione affine, intervenivano realtà come il Controllo di Vicinato. Piuttosto mi ha colpito un passaggio dell’intervento del presidente della Municipalità e quanto accaduto in seguito. Il presidente ha detto che l’impegno ha saltato una generazione, che le facce che vedeva erano le stesse di sempre; subito dopo hanno preso la parola due ragazzi, uno dei quali molto giovane, che hanno parlato magari per noi anziani in modo unilaterale e forse semplicistico, eppure con grande passione e cognizione di causa.

5 settembre 2016

Ho già segnalato i tanti cartelli esposti in pubblico da privati cittadini contro le cacche dei cani. Però quello che ho visto oggi ha un altro bersaglio e mi risulta un’assoluta novità. Riguarda sempre la pulizia ma dalle spazzature, e stavolta di un parcheggio. Sotto la foto di un posto auto lungo il marciapiede di via Ciardi cosparso di rifiuti si legge l’esortazione “questo parcheggio non va trattato così. Lascialo come vorresti trovarlo”.

Incontro da qualche tempo con frequenza persone, a piedi, in bicicletta, che camminano o corrono a testa china e con gli occhi fissi sullo smartphone: a caccia di pokemon?

7 settembre 2016

Per il sindaco, la fonte pressoché unica di insicurezza sono gli immigrati; quando in un suo intervento si pronuncia per chiudere le frontiere, la platea resta fredda. Quando interrompe il ministro più d’uno rumoreggia e lo invita a smettere. Così ad altre interruzioni. Riesce a interrompere persino sé stesso per polemizzare con uno del pubblico che lo contesta. Riguardo alla questione degli sbarchi dei profughi dalla Libia, Brugnaro sarebbe per fermare i barconi in mare, portare in Italia chi ha diritto, rimandare subito indietro gli altri senza che sbarchino a Lampedusa o in Sicilia; gli fanno notare che non si può fare, il diritto internazionale lo vieta. L’ultima contestazione però non è per lui. Quando nel secondo giro di interventi Orlando difende lo stato di diritto respingendo l’idea del fermo di polizia avanzata dal sindaco – ubriachi e maleducati  lui li terrebbe in guardina una notte, così passerebbe loro la voglia di disturbare –, un energumeno con la testa pelata si alza dal suo posto in prima fila e dopo avere lanciato invettive contro il ministro (forse gli dà pure del cretino), se ne va urlando “tienteli tu i negri di via Piave” e altre frasi indistinte, gridate mentre si allontana.

11 settembre 2016

A Mestre rubano molte biciclette, ho ascoltato innumerevoli resoconti e malinconiche classifiche – a chi più d’una, fino a tre, quattro… Sosto davanti alla farmacia comunale di via Garibaldi in attesa che ne esca mia moglie. Prima un ciclista, poi un’altra ci entrano senza chiudere con catena e lucchetto i loro velocipedi. Però dopo due minuti lui esce a controllare che la bici sia ancora dove l’ha lasciata.

19 settembre 2016

Da via Lazzari si vede perfettamente la chiatta ormeggiata nell’Osellino esattamente dietro al mercato permanente della frutta e del pesce. Sopra ci sono una benna e una catasta di pali di legno puntuti. Le sponde sono state ripulite dalla vegetazione, stanno per partire i lavori di consolidamento degli argini.

21 settembre 2016

Distinguo le strisce pedonali in due categorie: quelle di attraversamento intenso, dove gli automobilisti danno sempre la precedenza (per esempio in Corso del Popolo); e tutte le altre, e su queste capita che un pedone su due ti ringrazi se lo fai passare.

24 settembre 2016

Università del Tempo Libero, storiAmestre e Pro Loco di Martellago hanno organizzato una passeggiata lungo il Marzenego e il rio Storto dall’Olmo fino ai laghetti di Martellago. I partecipanti sono una cinquantina, quasi tutti dell’Utl, età media 65 anni circa. L’attenzione durante gli interventi delle guide è molto alta, c’è curiosità sia per le tematiche del fiume che per gli aspetti legati alla campagna. Un’amica mi riferisce che alcuni dei presenti le hanno confidato di non aver mai fatto una passeggiata fuori di Mestre. Fa caldo e dopo sei chilometri sotto un sole che picchia duro – ma con tre soste per interventi su elementi di interesse dell’itinerario, seduti sulle panche messe a disposizione e spostate da un punto all’altro con il camioncino dalla Pro Loco –, arriviamo stanchi al ristobar dei laghetti, dove ci aspetta il pranzo.

25 settembre

Ho visitato la mostra fotografica organizzata da “Mestre Second Life – Compendio Umberto I”, “un comitato”, leggo sulla loro pagina facebook, “di volontariato … orientato ad affrontare le problematiche e tematiche di salute pubblica, sicurezza, ambiente e decoro urbano dei cittadini nell’ambito delle scelte politiche locali in relazione all’area ex Ospedale Umberto I di Mestre”. La mostra è ospite di uno dei negozi della nuova Galleria Barcella. All’ingresso è esposto un pannello sul quale si possono leggere due testi del genere futurologico-utopistico: il primo profetizza un intervento risolutivo delle autorità, il secondo si proietta nel 2050 e immagina il luogo come un posto bellissimo. Le immagini sono di un fotografo professionista argentino, Ricardo Wetzler, prevalentemente in bianco e nero, di grande formato. Siccome il locale è piccolo, sono esposte sia nello spazio interno che lungo le vetrine, rivolte verso l’esterno. In vetrina si alternano foto di persone – esercenti, ristoratori, titolari di b&b della zona – e di ambienti; all’interno, alcune sono disposte a trittico, al centro altri ritratti, ai lati ancora ambienti, scorci di edifici e spazi dell’ex ospedale, un paesaggio di rovine, ingombro di ogni sorta di materiali abbandonati. Le opere sono affisse su reti metalliche a maglie quadrate, con i sostegni infilati in mattoni forati, di quelle usate nelle recinzioni dei cantieri – il riferimento è trasparente. È domenica mattina, dentro incontro soltanto la guardasala e una coppia di anziani, che capisco essere due suoi conoscenti. Sul tavolino è aperto un registro e intravedo firme di visitatori. Fuori qualcuno si ferma o osserva incuriosito, magari facendo qualche commento, indicando a chi l’accompagna chi ha riconosciuto nella foto – il giornalaio di via Antonio da Mestre, quello con l’edicola di fronte all’entrata principale dell’Umberto I, è personaggio ben noto in città; però non entrano a visitare la mostra.

6 ottobre 2016

Ecco i primi segnali sul territorio della campagna elettorale per il referendum costituzionale. Manifesti del Comitato per il Sì (“Basta un Sì”) sui tabelloni sei per sei in zona Auchan e a Zelarino.

10 ottobre 2016

Peccato non aver potuto essere presente venerdì scorso a “Ritroviamoci in piazza come una volta”, una rentrée dei mestrini frequentatori di piazza Ferretto negli anni Settanta e Ottanta, al tempo delle “vasche”, le passeggiate lungo quello che all’epoca era di fatto l’unico luogo di incontro all’aperto della gioventù cittadina: idea lanciata da tal Roberto Venerando, classe 1964. I giornali scrivono che si è radunata tanta gente, e che l’atmosfera era allegra e rilassata. Ne è rimasta qualche traccia visibile: all’esterno del bar Sport, un cartellone rappresenta tanti boccali di birra tutti uguali, per intenderci come nella pittura ripetitiva di Wharol, con dentro il disegno della torre dell’Orologio.

11 ottobre 2016

Diciannove e trenta, un tale con il codino recita a memoria la Divina Commedia in piazza Ferretto. Un epigono di Benigni. È Ali, lo conosco, l’ho sentito declamare Dante all’Ateneo degli Imperfetti di Marghera. Per farsi sentire adopera un microfono a batteria. Riconosco un verso del canto III dell’Inferno, “vuolsi così colà dove si puote”, detto da Virgilio a Caronte. L’attore accompagna la dizione con una mimica esasperata, una gestualità molto accentuata. Ma non ha spettatori, solo un paio di persone. Come verso gli altri artisti di strada in genere, la gente mostra indifferenza.

12 ottobre 2016

I monumenti, quelli sentiti come tali, vengono generalmente rispettati. La Scoletta dei Battuti, per esempio, edificio medievale in stile gotico, la cui fiancata dopo i lavori di ristrutturazione di via Poerio è diventata accessibile, è rimasta intonsa. Invece sulla scultura moderna in metallo con due figure di bambini che adorna la fontana di via Einaudi qualche writer ha lasciato le sue scritte. L’opera si trovava originariamente nel parchetto di via Pio X, quello cancellato per far posto a un condominio nemmeno terminato e ora desolatamente vuoto, nido di stormi di piccioni lordatori, con il nylon e i teloni di protezione delle impalcature che penzolano nel vuoto come bandiere di resa stracciate. Nel parchetto c’era anche un gazebo in ferro, trasferito anche quello in via Einaudi; da dove è stato poi rimosso, perché di notte là sotto ci andavano a dormire i senzatetto.

30 ottobre 2016

In piazza Ferretto, i lampioni mandano una luce rossa e verde, è un fascio sottile di bianca: il quattro cada la festa dell’Unità nazionale, forse l’apparato serve a celebrarla. Dalla cima dei lampioni pendono bandierine italiane.

2 novembre 2016

Oggi i lampioni della piazza hanno ripreso a diffondere la solita luce bianca.

7 novembre 2016

Per mercoledì 9 novembre alle 19,30 è stato convocato al municipio di Mestre un incontro per la costituzione di un gruppo del “Controllo di vicinato” delle vie Einaudi, Torre Belfredo, Manin e Palazzo. A promuoverlo è un consigliere della lista civica del sindaco Brugnaro, Enrico Gavagnin, che di mestiere fa il poliziotto. Peccato non poterci andare, ho un impegno. Mi chiedo: in una zona come questa, centrale e di grande passaggio, con tanti condomini di sei, sette piani, caratterizzata dall’anonimato delle relazioni interpersonali, con un ceto medio individualista, può funzionare?

11 novembre 2016

Il diavolo e l’acqua santa. Nell’edicola in piazza vicina alla chiesa di San Lorenzo, appesi nella vetrinetta che guarda al sagrato, parzialmente occultati ma ben visibili a un occhio un poco meno che distratto, ci sono due calendari sexy, con procaci ragazze discinte in bella mostra sulla copertina.

19 novembre 2016

In via Miranese, all’altezza dell’ex biblioteca civica, davanti a me camminano due ragazzi. Avranno diciassette-diciotto anni, felpe scure, cappuccio in testa, zainetto sulla schiena, pantalonacci larghi. Si tengono per mano, si fermano, si baciano.

25 novembre 2016

Questa sera sono stato al flashmob organizzato da Senonoraquando di Venezia in via Palazzo a Mestre in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. L’allestimento, di forte suggestione, sono le novantotto sedie in fila sotto i portici, da Calle del Gambero fino al caffè Vergnano all’angolo con via Giordano Bruno. Novantotto quante le donne uccise finora quest’anno. Sono coperte con un drappo rosso e portano tutte, sullo schienale, lo stesso volantino, in cui cambia solo il nome della donna assassinata, la sua età, il luogo del delitto. Ai piedi di ciascuna sedia un paio di scarpette rosse. Le organizzatrici avevano invitato nel loro volantino associazioni e gruppi di volontariato, “ragazzi e ragazze”, ma le associazioni non si vedono e le giovani sono pochissime, da contarsi su una mano. I partecipanti saranno settanta, ottanta, che aumentano di poco durante il flashmob perché qualcuno di passaggio si ferma incuriosito; sono quasi tutte donne e di mezza età.

   

La cerimonia è sobria, si comincia con la lettura di un breve comunicato, semplice e chiaro, senza retorica, cui segue quella dei nomi delle uccise, nella quale si alternano un uomo e una donna; ci sono delle pause, durante le quali una cantante, Lubjan, esegue dei brani accompagnandosi con la chitarra. Ha una voce melodiosa di un bell’impasto sonoro, alla Joni Mitchell e altre folksingers americane; riconosco brani in inglese, di cui non ricordo il titolo, e Marinella di De Andrè.

Nel suo discorso la speaker, interrogandosi sul “come” prevenire, si affida alle giovani generazioni e attribuisce alla scuola un ruolo decisivo di educazione al rispetto e alla non violenza nei rapporti di genere, ma soprattutto interroga la responsabilità dei maschi “amici delle donne”, perché si impegnino a confrontarsi con gli altri uomini, a dialogare, a sensibilizzarli; però questa sera come di giovani donne anche di uomini ce ne sono davvero pochini.

27 novembre 2016

Ultimi scampoli di campagna referendaria. Stamattina in piazza, in fila in pochi metri uno dopo l’altro, i gazebo del Comitato per il Sì, del PD (per il sì), del Comitato per il No, della CGIL (per il no). Sul lato opposto della piazza, di fronte all’ingresso di Galleria Barcella, la Lega (per il no).

28 novembre 2016

Da un piccolo totem infilato in un paletto vicino all’hotel Ambasciatori, di fronte alla stazione, scopro che la locale comunità rumena festeggia la propria festa nazionale (il primo dicembre, anniversario della fondazione dello Stato nel 1918) dal 2 al 4 dicembre al centro culturale Kolbe di via Aleardi. In programma la presentazione di un libro di una scrittrice residente a Udine, una mostra fotografica sulle spose rumene (il 2), il concerto di un cantante (il 3), e un happening musical-gastronomico (il 4).

           

Nell’atrio di Interspar in via Torino scopro che esiste una Associazione Romeni e Moldavi In Veneto e che pubblica un bollettino settimanale, Te anunt, quattro pagine in carta lucida di piccolo formato. Il numero che ho sotto mano (12-18 novembre 2016) è interamente dedicato al programma della festa nazionale.

29 novembre 2016

Sulle due testate del Marzenego nella piazzetta davanti alla Galleria Matteotti il Comune ha posizionato altrettante file di seggiole in acciaio, belle, eleganti, di design. Sedie singole, non panchine: per non far stendere i senzatetto?

30 novembre 2016

Per Natale i negozianti di via Cesare Battisti hanno posizionato a terra davanti ai loro ingressi lanterne bianche, tutte uguali, con dentro grossi ceri anch’essi bianchi. Per combattere la loro battaglia si sforzano di superare il tradizionale individualismo, un addobbo comune è già un passo.

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