In linea da: 15/09/2016

Burkini, tolleranza, politica e laicità

di Luisa Accati

La nostra amica Luisa Accati rende pubblica sul nostro sito la risposta a una sua ex-allieva che l’ha sollecitata a proposito del divieto di “burkini” imposto quest’estate, in certe spiaggia della Francia, dalle autorità locali. Un’occasione per riflettere sulla libertà delle donne, sulla laicità, sulla responsabilità individuale, sulla “paura della libertà” e sull’uso politico della religione.

Una ex-allieva mi chiede di esplicitare il mio parere sul tema del divieto del “burkini”. L’argomento mi ripugna, ma non si può non rispondere agli allievi e così dirò la mia.

1. In tempi di politica-spettacolo i temi futili diventano centrali e distraggono dai problemi veri che ci stanno dietro. Inoltre le notizie con uno sfondo sessuale fanno più scalpore di tutte e ai giornalisti televisivi e cartacei convengono: audience sicura.

2. Non credo che la donna costretta a togliersi il velo da quattro gendarmi armati sia stata “umiliata” come scrivono alcuni1, credo al contrario che la polizia francese sia stata umiliata. Incapace di prevenire gravi attentati, incapace di trovare i colpevoli e persino d’impedire a un tir, alle 11 di sera, di consegnare fantomatici gelati in un luogo affollatissimo, non trova di meglio che far togliere il velo a una signora sulla spiaggia.

3. Mi pare facciano parte della umiliazione sempre più cocente del governo e dei pubblici rappresentanti francesi sia le ordinanze locali per vietare il burkini che l’avallo del primo ministro Valls. Pensa forse di prendere voti a Marine Le Pen ahimè!?

4. È molto tempo che i governi francesi non fanno che commettere errori elementari. I due guerrieri Sarkozy e Hollande non si sono resi conto che i loro interventi militari in Libia e in Mali non avrebbero risolto nulla? Con 8 milioni di cittadini di origini musulmane dentro le mura l’intervento muscolare non era quantomeno imprudente? La suddetta presenza cospicua di musulmani in Francia non forniva invece dei buoni argomenti per un capace intervento mediatore nei conflitti? E ora Valls, come è possibile che una persona razionale, di professione primo ministro, possa pensare d’imporre con la forza la libertà alle donne. Ma il comando “Sii libero” non eravamo tutti d’accordo che era un paradosso senza senso? Ma se il problema che sta loro a cuore fino a far perdere il ben dell’intelletto fosse veramente la libertà delle donne avrebbero dovuto battersi da gran tempo per chiudere i conventi femminili di clausura? Oltre a essere tutte “velate” in questi luoghi le donne sono anche rinchiuse. Certe imposizioni vengono purtroppo interiorizzate da molte donne e non è facile liberarsene, i residui durano a lungo come l’esistenza stessa delle clausure testimonia. Personalmente penso che le donne con il burkini o con il vestito monacale siano vittime di una educazione repressiva, ma rispetto le difficoltà che le inducono a coprirsi e/o a rinchiudersi.

5. Anche in Italia c’è in giro un sacco di falsa laicità o meglio sono nati molti laici clericali, personaggi che proclamano a gran voce di non essere credenti ma danno uno spazio sempre maggiore in televisione, alla radio sui giornali a figure di sacerdoti come se queste ultime avessero un peso maggiore dei semplici credenti e come se avessero una superiorità morale per il fatto di essere preti (il che corrisponde alla concezione cattolica del sacerdozio). Sia i musulmani che gli ebrei non hanno figure preminenti e con autorità indiscutibile presso i fedeli come hanno i cattolici. Dialogare (come fanno per esempio Eugenio Scalfari e Paolo Flores d’Arcais) continuamente da una parte con il papa (un gesuita che si comporta come se cambiasse tutto senza cambiare nulla) e dall’altra con il “rabbino di Roma” o con l’Imam “presidente delle comunità islamiche d’Italia”, non è altro che un modo di travasare forme di gerarchia cristiano-cattolica anche nelle altre religioni in modo che poi, in definitiva, il papa di Roma diventi il coordinatore egemone di tutto il discorso religioso per conto dei governi sedicenti laici.

6. Le religioni offrono certezza e immortalità mentre il pensiero moderno razionalista e scientifico non fornisce nessuna certezza e nessuna immortalità, offre soltanto strumenti di comprensione e di miglioramento continuo della condizione umana per sua natura incerta e limitata nel tempo. La capacità di accettare l’incertezza e di accettare la mortalità è il difficile prezzo da pagare quando si entra in contatto con il pensiero razionale-tecnico-scientifico. Chi crede in una certezza, cioè in una religione (sunniti, sciti, talebani salafiti e altri ancora) non può che rimanere sconvolto nel profondo dalla globalizzazione che porta incertezza e una responsabilità di sé a cui non si è abituati. Di qui le furibonde guerre di religione della zona mediorientale. Altra cosa sono le ragioni politiche ed economiche che ora non considero, ma che si accompagnano e causano le reazioni “religiose”.

7. Tolleranza verso altre religioni e laicità sono i due momenti (fra la metà del ‘600 e il ‘900) con cui in Europa si è usciti dalle guerre di religione. Tolleranza e laicità hanno permesso di entrare in una nuova logica comune a tutti e di lasciare spazio per elaborare il lutto dell’immortalità e delle certezze nelle varie forme (luterana, calvinisti, presbiteriana, cattolica, ebraica) che ognuno aveva nel suo passato e che se voleva poteva conservare nel suo presente a condizione di riconoscere agli altri la stessa possibilità e di subordinarla comunque ai principi costituzionali laici. Questo è un equilibrio fondamentale ed è questo che è in crisi come si può vedere dagli esempi di cui sopra.

8. Ovviamente le religioni cercano di imporre nuovamente i loro principi dogmatici, le loro regole certe dunque il conflitto non è mai veramente finito. La mancanza di un progetto politico è stata sostituita da un uso politico della religione.

  1. Per esempio Carine Fouteau, il 24 agosto 2016, sul sito di informazione Mediapart il 24 agosto 2016. []

1 commento per Burkini, tolleranza, politica e laicità

  • crotti carlo

    Su diversi punti concordo, ma non mi convince l'idea del islam che L. Accati sottende. Ad esempio: si caldeggia il "dialogo" con l'islam oramai dal 11/9. Quale islam, se poi la stessa Accati sottolinea che non ha una struttura gerarchica di riferimento. Quali risultati ha prodotto in questi anni il dialogo di uno Scalfari e Flores d'Arcais? E se NON ve ne sono stati, per quale ragione NON ha funzionato? Siamo sicuri che il mondo islamico in occidente lo voglia il "dialogo", dal momento che estremisti e buona parte dei "moderati" in cuor loro considerano le società laiche occidentali, malate e in via di disfacimento? In merito al punto 6 – là dove Accati scrive: "… il pensiero moderno razionalista e scientifico non fornisce nessuna certezza e nessuna immortalità, offre soltanto strumenti di comprensione e di miglioramento continuo della condizione umana …" – non dubito che qualcuno la pensi così, ma è altrettanto vero che un esperimento areligioso, durato 70 anni in URSS, è storicamente fallito e quel popolo è tornato all'antica fede, l'ortodossia. Quanto al punto 7 siamo alla confusione totale tra cristianesimo e islam, come se, per il solo fatto di essere due religioni, dovessero avere una stessa traiettoria e un simile destino. Non è vero! Nascono in condizioni e modi molto diversi, per non parlare del radicalmente opposto rapporto Uomo-Dio che le due fedi propongono.

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