In linea da: 07/02/2016

Per Giulio Regeni. Una lettera aperta delle colleghe inglesi

di sAm

Aderiamo e contribuiamo anche noi alla diffusione della lettera aperta scritta da Anne Alexander e Maha Abdelrahman, dell’università di Cambridge, in seguito alla scomparsa e alla brutale uccisione di Giulio Regeni. Inviata al Guardian e ai media italiani per la pubblicazione, e alle autorità egiziane, la riprendiamo nella traduzione pubblicata dal manifesto nella sua edizione di domenica 7 febbraio 2016.

Le comunità accademiche di tutto il mondo cominciano a reagire, esprimendo dolore per la perdita di un giovane ricercatore, per denunciare le torture a cui Giulio Regeni è stato sottoposto prima di essere ucciso, per chiedere verità e giustizia, per protestare contro le retate di massa, le sparizioni e i crimini compiuti in Egitto all’interno di stazioni di polizia nei confronti di oppositori, cittadini egiziani e stranieri, sotto il pretesto della “lotta al terrorismo”. Insieme a Giulio Regeni sono colpite la libertà di pensiero, di ricerca, di espressione, un’idea di impegno civile a cui anche noi siamo profondamente legati. Le richieste che i ricercatori di Cambridge rivolgono alle autorità egiziane, vanno rivolte anche al governo italiano: anch’esso deve rispondere all’opinione pubblica, tutelare la figura di Giulio Regeni, il suo lavoro e i suoi familiari, e agire di conseguenza presso il governo egiziano.

Oggi non troviamo ancora idee e parole migliori per ricordare Giulio Regeni, e per pensare, insieme a lui, tutti e tutte coloro che fanno ricerca in luoghi dove si rischia la vita e dove servizi segreti e polizia torturano e uccidono, tutte le persone che come lui – affiliati a un’università oppure a un giornale, a un movimento, a un’idea di giustizia e di libertà – affrontano interviste, raccolgono storie, svolgono ricerche dove poteri criminali massacrano chi pratica l’esercizio della critica e la libertà di parola e di espressione.

Lettera aperta di protesta per la morte di Giulio Regeni, sparizioni forzate e torture in Egitto – Lettera aperta al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi

di Anne Alexander (University of Cambridge) e Maha Abdelrahman (University of Cambridge)

Come membri della comunità accademica di cui Giulio Regeni faceva parte, siamo rimasti profondamente colpiti e addolorati dalla notizia della sua morte. La nostra comunità si è arricchita con la sua presenza. Ora ci sentiamo privati dalla perdita di un giovane ricercatore il cui lavoro affrontava questioni che sono di vitale importanza per la comprensione della società egiziana contemporanea. Il nostro pensiero va prima di tutto alla sua famiglia e agli amici, in questo momento particolarmente doloroso.

Siamo sconvolti dal fatto che il pubblico ministero egiziano dichiari che ci sono stati ampi segni di tortura sul suo corpo. Coloro che erano a conoscenza della scomparsa di Giulio prima della scoperta del suo corpo erano molto preoccupati per la sua sicurezza, dal momento che è scomparso nel bel mezzo di una campagna di sicurezza che ha portato ad arresti arbitrari di massa, un drammatico aumento di casi di tortura all’interno di stazioni di polizia, e altri casi di sparizioni, secondo la documentazione delle organizzazioni locali e internazionali per i diritti umani.

Mentre accogliamo con favore la dichiarazione dell’ambasciatore egiziano in Italia, Amr Helmy, secondo la quale le autorità egiziane indagheranno pienamente sulla morte di Giulio, notiamo che, secondo Amnesty International, reparti legati al Ministero egiziano degli Interni e al Ministero della Difesa egiziano sono usi a praticare la stesso tipo di tortura subita da Giulio contro centinaia di cittadini egiziani ogni anno.

Invitiamo pertanto le autorità egiziane a cooperare con un’indagine indipendente e imparziale in tutti i casi di sparizioni forzate, i casi di torture e morti in detenzione nei mesi di gennaio e febbraio 2016 e a collaborare a eventuali indagini in corso da parte dei magistrati penali sulla morte di Giulio, in modo che i responsabili di questi crimini possano essere identificati e assicurati alla giustizia.

Per il testo originale della lettera, ed eventualement sottoscriverla: https://docs.google.com/forms/d/1fulZt-YNrsvK6hn7hEU7AC-A2yoTEJzoodFRXyjA_OY/viewform

 

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