In linea da: 11/02/2014

In città. Mestre, novembre 2013-gennaio 2014

di Claudio Pasqual

Note tra autunno e inverno: uomini e donne che chiedono la carità, dormono nei parchi e sotto i ponti, alcuni non si vedono più (brutto segno); scritte sui muri e capannelli di giovani; negozi che chiudono, ristoranti che aprono; anche a Mestre “modernità” e “forconi”.

7 novembre 2013

Via Gozzi, ore otto e un quarto. Mi avvicina un giovane, un bastardino al guinzaglio. Mi chiede un euro, “sa, è per un caffe, sono disoccupato”.

11 novembre 2013

Alle otto e mezza una piccola folla staziona davanti all’hotel Venezia in via del Teatro Vecchio: Non hanno bagagli, ci sono neri e bianchi, dall’aspetto e dall’atteggiamento non sembrerebbero ospiti dell’albergo. Forse sono là per un’assunzione di personale. 

15 novembre 2013

Mia figlia mi dice di aver visto, appesi alla ringhiera del giardino pubblico di via Einaudi, degli striscioni con scritte pressappoco del seguente tenore (cita a memoria): “Cittadini, questo parco non è più sicuro”; “Parco del degrado”. Passo di là dopo poco e non ci sono più, spariti. Mi ritrovo a fantasticare che siano stati presi e siano adesso usati dal quartetto, due uomini e due donne, forse rom, che da qualche tempo nel parco ci passano la notte, sotto il gazebo che una volta stava nel demolito giardinetto “Luigi Brunello” di via Pio X, trasformato in camera da letto a cielo aperto, cartoni, stracci e coperte, fatta letteralmente sparire senza lasciare tracce ogni mattina, e rimontata ogni sera al calar delle tenebre. 

18 novembre 2013

Anche Mestre vuol essere moderna, almeno nell’epidermide. Mi spiego. Pensavo che qui da noi schermi televisivi che trasmettono a ciclo continuo spot e trailer si trovassero soltanto sulle piattaforme e nei sottopassaggi della stazione ferroviaria. Ma avete presente, sulle facciate dei grattacieli delle metropoli americane, quei megaschermi luminescenti su cui scorrono ventiquattrore su ventiquattrore immagini pubblicitarie? In piccolo, ci hanno pensato anche da noi. All’esterno del palazzotto di vetro che dà su piazzetta Zorzetto il parrucchiere ha piazzato all’altezza del suo piano un monitor che proietta in continuazione un video promozionale della sua attività.

27 novembre 2013

Su una colonna in via Carducci un manifesto annuncia una “cena di gala con menu misto italo-rumeno”, al ristorante Brek, nella ricorrenza del primo di dicembre, festa nazionale rumena. 

29 novembre 2013

Lunghe code alle casse del reparto cosmetici di Coin, vien da pensare che nonostante la crisi a certe merci non si sa rinunciare. Aiutano le promozioni: oggi è giornata di sconto del 20 per cento sui prodotti di bellezza.

2 dicembre 2013

Oggi mia figlia mi ha raccontato che un paio di giorni fa, di mattina, hanno trovato morto, fuori dal Centro Le Barche, Attila. Così chiamavano i ragazzi di Mestre che lo conoscevano il “matto” piccolo e magro dal passo di cavallo lipizzano, sempre a mendicare un euro, del quale avevo scritto in un nota di qualche tempo fa. Quel soprannome certamente glielo avevano affibbiato per il suo atteggiamento aggressivo e apparentemente “distruttivo” – rompeva bottiglie che tirava fuori dalle campane del vetro. Da qualche tempo, mentre ti avvicinava per un’elemosina ripeteva ossessivamente, come una cantilena, “sacco di m…, sacco di m …”. Secondo mia figlia, però, l’ingiuria era rivolta contro se stesso. Mi raccontava di un ragazzo finito in prigione, della famiglia che l’aveva ripudiato, di lui che era impazzito. Ultimamente era sempre più magro ed emaciato, sofferente. A mia moglie predicevo che non sarebbe durato a lungo, e purtroppo aveva ragione. 

4 dicembre 2013

Sul tavolino della guardiola del mio condominio trovo un modulo per la raccolta delle firme su una petizione “per la sicurezza del parco di via Einaudi” – il testo però manca, c’è solo il foglio per le firme, anonimo, niente sigle o loghi. Se si tratta di mettere dei limiti ai proprietari di cani che lasciano liberi i loro animali, anche di grossa taglia, allora sottoscrivo. Però mi viene il dubbio che così non sia e perciò mi astengo.

6 dicembre 2013

Sulla porta di un negozio di piazza Ferretto, un cartello: “cedesi attività=niente buonuscita=Mestre sveglia!”.

16 dicembre 2013

Da poco un anonimo artista ha ricoperto le porte dei magazzini di calle Legrenzi che prospettano l’omonima corte con un grande murale. Sulla sinistra del dipinto, una ragazza dai capelli blu fa le bolle di sapone, che si trasformano in una di quelle indecifrabili, per un profano, scritte dei writers, facendo sollevare in volo una spaventata farfalla. Sullo sfondo, in nero, lo skyline della città di terraferma, riconoscibile dall’inconfondibile siluette della Torre dell’Orologio. Di interessante in questa rappresentazione di Mestre c’è la riproposta di un’iconografia urbana novecentesca consolidata ma oggi anacronistica, obsoleta: le fabbriche di Porto Marghera sulla sinistra, i quartieri residenziali sulla destra: morte le prime, questa è una città che è scomparsa, che ha cessato di esistere. 

       

25 dicembre 2013

Pomeriggio di Natale, bel tempo, c’è il sole. Esco per una passeggiata in città. In piazza un hare krishna (non ne vedevo in giro da anni) cerca di vendere i suoi libri ai radi passanti. Ci sono negozi aperti, di cinesi e bangladesi: il parrucchiere di via Cavallotti si gira i pollici nella bottega deserta, seduto di tre quarti su una poltrona accanto alla vetrina, sulle prime lo si potrebbe scambiare per un manichino. Quest’anno i frati cappuccini propongono il loro tradizionale presepe con l’assoluta novità di un’ambientazione veneziana: in primo piano, sotto un ciborio, la sacra famiglia; alle spalle un rio dov’è ormeggiata una barca a vela, a far da quinte architetture dall’inconfondibile fisionomia lagunare. Nuovo è in parte anche il pubblico, dai tempi in cui, bambino, mi incantavo davanti alle statuette, all’alternarsi del giorno e della notte, al volo degli angeli sullo sfondo – l’unica cosa mai cambiata, quelli ci sono ancora. Tra gli spettatori ci sono sicuramente delle badanti. Russe, o ucraine, o moldave: saranno ortodosse. 

27 dicembre 2013

In piazzetta Pellicani sono comparsi i cosiddetti “forconi”. Hanno piazzato un tendone sotto la torre, appeso alle ringhiere lenzuola bianche con le loro scritte contro tutto e contro tutti, una bandiera italiana, un manifesto con varie sigle. Sotto in pochi, sotto il tendone su un tavolo malfermo hanno panettone e spumante. Qualche passante si ferma incuriosito a guardare ma nessuno si avvicina al gazebo. In giro di gente ce n’è parecchia.

28 dicembre 2013

La petizione sulla sicurezza del parchetto di via Einaudi ancora giace sul tavolino della portineria; le firme sono rimaste sette od otto come nei primi giorni. Il parco è assolutamente tranquillo come sempre, di notte è ritornato deserto, chi ci dormiva se n’è definitivamente andato.

5 gennaio 2014

Ondeggiano al vento come tante bandierine i fogli formato A4 che i “forconi” hanno appeso con sottilissimi fili ai pennoni di piazzetta Pellicani. È uno spettacolo lugubre, ciascuno reca al centro una croce nera. Sotto, un breve testo racconta un dramma personale di gente travolta dalla crisi. Acuiscono l’atmosfera cimiteriale della scena alcuni lumini poggiati sul basamento.

7 gennaio 2014

A Mestre si aprono ristoranti, si chiudono negozi. Su corte Bettini, dietro la piazza, nella palazzina che ospitava l’Università Popolare, adesso si affaccia un ristorante che si chiama Casa Fortuna; in piazzale Candiani, completamente ristrutturato con l’apertura del multisala di Furlan, al posto della sala prove Monteverdi e di alcuni uffici comunali, adesso c’è Romeo, ristorante a marchio Eataly. Intanto ha chiuso Cel-Ana, storico negozio mestrino di abbigliamento, una volta ospitato nell’omonima palazzina che stava sotto la torre e che è stata recentemente demolita. Da quando si era trasferito in via Manin lo vedevo sempre deserto. Al suo posto però ha aperto un altro negozio di confezioni, si chiama “Le piccole donne crescono”, c’è il libro in una vecchia edizione esposto in vetrina.

18 gennaio 2014

Tanti ragazzi a gruppi, questa sera, davanti a Coin. Mai visto prima un simile assembramento. 

22 gennaio 2014

L’assembramento del 18 non si è ripetuto. È mobile la geografia dei punti di incontro giovanile a Mestre – più stabile, tuttavia, se il luogo è mescita di spriz.

23 gennaio 2014

L’hanno raffigurato con l’aureola dei santi. All’imbocco di via Saragat in zona Auchan è stato collocato un piccolo monumento in onore del leader socialdemocratico e presidente della repubblica: un piccolo busto in metallo montato su un pilastrino e racchiuso dentro il simbolo circolare del Psdi: un sole nascente sul mare, da cui si dipartono vari raggi. Soltanto che il simbolo è rovesciato rispetto all’originale, le onde stanno al loro posto ma il sole sta in alto, e i raggi scendono verso il capo dello statista. Da qui l’impressione di ieraticità di cui dicevo. Sul viso rotondo ha stampato un leggero sorriso, un’espressione bonaria e paciosa, da monsignore. 

24 gennaio 2014

La petizione sul parchetto è ancora in guardiola. Nessuno la ritirerà. Il parco è più tranquillo che mai.

27 gennaio 2014

“Vivere sotto i ponti”, un’espressione tornata d’attualità. Stamattina verso le otto, ho scorto dall’auto una donna rom calarsi sotto la passerella ciclopedonale che dal parco di villa Querini sbuca in via Circonvallazione, mentre una sua compagna la osservava sporgendosi dal parapetto. E mi è tornata in mente un’immagine di qualche giorno fa, che non so perché avevo rimosso. Mentre attraversavo l’Osellino sul ponte che dal Quartiere Pertini porta in viale Vespucci, gettando lo sguardo sulle rive del canale, mi sono accorto di un uomo accoccolato sotto l’arcata, dall’aspetto un giovane maghrebino, e poco distante da lui di una fila di panni messi ad asciugare sugli sterpi. La sponda in quel punto è di un desolante squallore, brulla e fangosa, e disseminata di rifiuti.

30 gennaio 2014

È comparso al presidio dei “forconi”, o forse c’era già prima ma lo noto soltanto adesso, un manifesto, con ritratto, “Salviamo i nostri marò”.

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