In linea da: 29/05/2013

Una voce dal sottosuolo. Rio Cimetto parla

di Maria Giovanna Lazzarin

Pubblichiamo il discorso tenuto da Maria Giovanna Lazzarin il 25 maggio 2013, a Forte Mezzacapo, in occasione della festa per i 25 anni di storiAmestre.

Se per caso in questi giorni vi trovate a passare lungo la via Rio Cimetto alla Gazzera, potreste incontrare una signora sulla settantina, minuta, coi capelli arruffati e gli occhi che brillano posta accando a una siepe che delimita la piazza Santa Barbara, come se stesse facendo la guardia.

A cosa fa la guardia? 

Fa la guardia a un buco, un buco che si intravede sotto la siepe ed è appena segnalato da quel nastro bianco e rosso che circonda molti posti di Mestre in questo periodo.

Via Rio Cimetto al centro, sulla sinistra piazza Santa Barbara e in fondo la siepe.

La siepe, si intravede uno strano oggetto.

L’oggetto è un cavalletto con nastro rosso e bianco per indicare pericolo.

L’interno della siepe: nel punto dove è sistemato il cavalletto si vede qualcosa di scuro.

Quel qualcosa è un buco largo circa 50 cm e profondo altrettanto (vedi bastoncino).

E quel buco dove porta?

Secondo Lucy, cioè la sentinella del buco, porta diretto diretto al rio Cimetto che sta lì sotto (il nome della via deriva da questo) e lei fa la guardia perché, dopo la tragedia di Vermicino, ogni buco fa pensare a un bambino o una bambina che incuriosita si avvicina e vi cade dentro, ma poi non vi esce più, magari scivola nelle acque del rio e annega.

C’è un uomo invece che quel buco lo vedrebbe con piacere, Marcello Meneghin, che abita anche lui in quella zona e ha un sogno:

«Durante l’allagamento del 2007 – afferma in un’intervista che trovate nel Quaderno 13 di storiAmestre – avevo gli stivali alti 40 centimetri, camminavo sulla suoletta di copertura del rio Cimetto e l’acqua mi è entrata dentro gli stivali. Se avessi avuto un trapano per fare un buco, salvavo tutta la Gazzera Bassa!».

Quindi quel buco c’entra col rio Cimetto. Al consorzio Acque Risorgive mi hanno spiegato che il rio Cimetto in quel luogo è rinchiuso in uno scatolare e nessun bambino può scivolarvi dentro, ma probabilmente si è creata una fessura da cui pian piano è penetrata la terra creando il buco.

Se andate in internet troverete scritto del rio Cimetto che è un fiume di risorgiva, nasce poco a sud di Salzano, non molto lontano dal Muson Vecchio, con un percorso tortuoso passa per Spinea ed entra in Mestre dalla parte di Chirignago, si incontra col Marzenego al ponte della ferrovia Venezia-Trieste dietro i campi da tennis di via Olimpia. 

Ma se invece di affidarvi a questi mezzi moderni, che danno del corso d’acqua immagini quasi agresti, vi inginocchiate e mettete l’orecchio sul buco, forse potreste sentire il suono di quel rio. Perché i fiumi, quando sono arrabbiati, come lo Scamandro, parlano.

O certo, mi piacerebbe parlare e poter dire la mia rabbia di essere qui rinchiuso, per poi vedermi intestare una via. Bella consolazione. E tutto questo perché? Gli umani dicono che puzzavo, ma mica erano le puzze mie, erano le loro che dovevano ben ripulire un giorno o l’altro! Poi dicevano che ero quasi un fosso, a che serve un fosso. 

Ma io ero un bel fiume, Musonello era il mio nome e in epoca romana quello era il letto del Muson, che poi si è spostato verso Mirano, arrivavo fino in laguna a depositare le mie acque e a fare il canal grande, ma neanche questo agli umani andava bene e un bel dì han deciso di declassarmi ad affluente di un arrogante, il Marzenego, che si prende anche una parte delle mie acque rimaste come sue e le chiama rio delle Muneghe

Alla fine gli umani mi hanno accusato di allagare le loro terre, ma Meneghin, quello del trapano, lo ha scritto in tutti i giornali che la colpa dell’allagamento non sono io, bensì la fognatura di Mestre. 

Tant’è, ora sono qui rinchiuso, negli anni Ottanta dello scorso secolo hanno voluto anche raddrizzarmi, loro dicono rettificare, perché dimenticassi di essere un fiume e mi hanno messo dentro un canale di cemento dal nome che solo umani senza fantasia possono mettere: Scolmatore. 

Secondo loro così sono stati limitati gli allagamenti di Mestre.

A me basterebbe avere un po’ di prato e anche se rompo gli argini, come è successo a Spinea nel 2007, al massimo mi allargo su quelli e non faccio danni. Ma ho capito che per gli umani un prato è solo l’antefatto di un’urbanizzazione. E con questo chiudo, tutto il resto son fatti loro.

Che sia vero quello che dice il fiume? L’oralità non è sempre sospetta?

Concludo allora rimandandovi a una conferma storica, e cioè a un disegno di Angelo Minorelli datato 1695, conservato all’Archivio di Stato di Venezia e pubblicato sul sito http://www.silvenezia.it/ (per visualizzarlo, cliccare qui). 

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