In linea da: 09/05/2013

In città. Mestre, febbraio-aprile 2013

di Claudio Pasqual

Note di un inverno andato oltre le sue date canoniche. Consumi, nuovi e quotidiani, e fratture sociali. Sociabilità di strada e di quartiere; auspici di bella stagione – che almeno ci sia un bel sole luminoso e caldo; turismo straniero in città. Cantieri fermi e cantieri che vanno avanti. Mestre è verde (Irlanda). Apre la nuova biblioteca centrale, mentre una di quartiere rinnova il suo fondo (o se ne disfa). Camminare pensando a De André.

26 febbraio 2013

Aggiorno la mappa urbana con le forme nuove e i nuovi siti dell’usanza del fumo. Ho scoperto un terzo negozio di sigarette elettroniche – una vera proliferazione – in calle del Sale, dietro la piazza. Credo che prima al suo posto ci fosse un negozio salutista, un’erboristeria. Una certamente involontaria continuità e coerenza, anche se è dubbio, ho letto, che le sigarette elettroniche siano innocue.

28 febbraio 2013

Tre negozi di sigarette elettroniche aperti in poche settimane. Da qualche giorno, dietro la piazza, confinante con una beauty farm e un acconciatore, un centro di depilazione con il metodo della “luce pulsata”, nuovissima rivoluzionaria tecnica per l’eliminazione definitiva dei peli superflui e per il ringiovanimento cutaneo. Il gestore deve chiamarsi Novello, sulla vetrina compare in decalcomania “No+vello”.

Quando osservo queste recentissime manifestazioni consumistico-edonistiche della modernità, penso che anche a Mestre esistono due città, la città del lusso e la città che ne è esclusa; esse ne marcano la linea di confine, che nella crisi presente sempre più si allarga a una faglia. O forse dicono, più semplicemente, che anche ai mestrini capita di confondere i desideri con la realtà.

6 marzo 2013

Vado a trovare mia madre, che abita alla Gazzera, nella casa dove sono nato, uno tra gli ultimi casi di parto domestico. Mentre sto lasciando il parcheggio, dall’altro lato della strada passa Marietto, che adesso avrà una sessantina d’anni e che conosco da quando eravamo piccoli. Non mi vede, altrimenti m’avrebbe sicuramente salutato. Saluta invece un gruppetto di tre anziane signore che stanno conversando sul cancello di casa. Lo chiamano per nome, poi scambiano un paio di battute a voce alta. È questa socialità calda e cordiale, dalla vena popolare, questa vita di vicinato di certi quartieri periferici di più antico insediamento che manca del tutto, e mi manca, in centro città.

7 marzo 2013

Il 16 che viene si inaugura la nuova sede della biblioteca civica in villa Erizzo. Lo annunciano un grande telone affisso sulla torre dell’Orologio e alcuni totem sparpagliati per il centro. Sotto la parola “VEZ”, a caratteri cubitali – che significa? forse un acronimo per Villa EriZzo? –, compare una scritta plurilingue di presentazione dell’istituzione. Ho dato una scorsa e ho concluso che si tratta delle lingue di tutte le nazionalità di migranti presenti nel nostro comune. Inglese e francese, abituate ai primi posti, questa volta occupano il fondo della lista.

8 marzo 2013

Al reparto ortofrutta del supermercato di piazzale Candiani c’è un tasto della bilancia usurato, uno solo, al punto che il numero risulta quasi invisibile mentre gli altri sembrano quasi nuovi. È il tasto delle banane. Evidentemente i mestrini ne sono grandi consumatori. Mi è venuta in mente una recente pubblicità televisiva, alla stazione dei treni tutti mangiano banane e sono felici. 

15 marzo 2013

Sono scene che ultimamente capita di vedere più spesso, o forse in questo particolare momento si notano di più. In via Mestrina passa una signora dall’aspetto molto “bene”, con in braccio un bimbo che sbocconcella un pezzo di focaccia e con due cani, di una razza di quelle che vanno di moda adesso, basse e tarchiate, il muso schiacciato, che la seguono caracollando lenti, tanto sono grassi e bolsi. Alle loro spalle, un vecchio mendicante sparuto se ne sta rannicchiato per terra, e si tiene addosso il suo cane, un bastardino bianco dall’aria malandata, fermo immobile come il padrone, forse per lo sfinimento che dà la fame.

Mi è venuto in mente un passaggio de La bella di Buenos Aires, romanzo postumo della saga di Pepe Carvalho, l’investigatore barcellonese creato da Manuel Vàzquez Montalbàn; dove il barbone Cayetano, come antidoto allo statuto di invisibilità del mendicante, ricorre a un “cagnolino addormentato”, perché “i cagnolini risvegliano la pietà della gente, più di noialtri. Un buon cane patetico, di quelli con gli occhi grandi e tristi, è una buona miniera d’oro”. Dunque scene che si vedono da tempo, e in tutte le città, anche se a me sembra che qui e ora non funzioni nemmeno questo, come stratagemma.

17 marzo 2013

Segnali di un promettente precoce civismo. Al parco un bambino sulla biciclettina, avrà pressappoco tre anni, urla alla madre, tutto arrabbiato: “mi hai chiamato maiale!”; e la madre: “ma no! Lo dicevo di quell’uomo che ha buttato la carta per terra!”.

Alleluia, qualcosa si muove, dopo tre anni ricominciano i lavori. Vedo un camion gru e operai che transitano per l’area dell’Umberto I, il giorno prima mia moglie aveva notato un bob cat.

Ma è un abbaglio, l’illusione dura poco. Leggo sul giornale che l’impresa che sta costruendo il multisala di Furlan ha ottenuto il permesso di passare per l’ex ospedale, dal Candiani a via Circonvallazione, con i suoi mezzi e camion; così si abbrevia e facilita il percorso da e verso la tangenziale.

21 marzo 2013

Di che genere è il senso estetico o l’idea del memorabile per i turisti cinesi? Non sembrerebbe essere il nostro. Gli ospiti dell’hotel Sirio fotografano l’albergo, cosa che ho fatto e farei anch’io, a perenne ricordo del viaggio. Però fotografano anche l’incrocio dei Quattro Cantoni, o il palazzo giallo all’angolo con via Torre Belfredo.

22 marzo 2013

Marzo finora è stato grigio, freddo e piovoso, è un inizio di primavera stentato, però oggi finalmente c’è il sole e un po’ scalda. E la città si risveglia, o almeno così pare a me da certi segnali. C’è animazione in giro, più gente per le strade che negli altri venerdì. I bar hanno messo fuori i tavolini, che sono tutti occupati. Avverto negli sguardi, nei gesti, nelle voci delle persone la voglia di gettarsi alle spalle, assieme al plumbeo dell’inverno, le tristezze e i timori di questo momento così difficile; o forse questo desiderio è mio e lo vedo riflesso negli altri. Un’orchestrina jazz suona nel cortiletto del Napa, il lounge bar davanti al Cento Le Barche. Fuori dal “Gatto con gli Stivali”, la libreria per ragazzi di via Mestrina, bambini gridano e si inseguono facendo lo slalom fra i genitori, dev’esserci stata una lettura animata o un qualche laboratorio. Ma perché si devono chiamare tutti Alvise o Nicolò?

26 marzo 2013

Al punto lettura comunale della Gazzera, dei settecento volumi messi in vendita a uno, due, quattro e otto euro, in un giorno, il primo, ieri 25 marzo, ne sono stati venduti trecento. Mi rattrista che le biblioteche pubbliche debbano disfarsi del loro patrimonio librario per mancanza di fondi. Mi consola sapere del successo della vendita, sebbene abbia forse perduto qualche buona opportunità, essendomi presentato solo il secondo giorno. C’è fame di letture in giro, evidentemente, e tanta, se si pensa che ieri mattina pioveva a dirotto e nel pomeriggio ha addirittura nevicato, con temperature invernali.

Comunque la classe operaia è davvero negletta: non è nemmeno in svendita, la si liquida gratuitamente. Il saggio di Stefano Merli del 1972 su Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale, in ristampa anastatica del 1976, era sulla rastrelliera dei libri in dono. Adesso si trova a casa mia. Strano destino di un libro: da una segnatura sul frontespizio ho scoperto che era appartenuto a un noto docente veneziano dell’università di Padova.

27 marzo 2013

La mattina io e la mia classe seconda siamo in centro, impegnati in un itinerario educativo intitolato “Mestre da borgo a città”. C’è da fare un’intervista ai passanti, sull’immagine che hanno di Mestre, ma in tanti si rifiutano, schivano i miei alunni: avevo già fatto altre volte questo itinerario e non ricordo un atteggiamento simile, o almeno non così frequente. Sono soprattutto anziani quelli che accettano di buon grado di sottoporsi al questionario, e anziano chi spontaneamente si avvicina al gruppo per informarsi, incoraggiare, complimentarsi con i ragazzi.

11 aprile 2013

Non è vero che la città, e intendo la sua configurazione fisica e la sua forma visibile, è ferma, cristallizzata in tante iniziative avviate e interrotte o programmate e mai partite. Per alcuni progetti abortiti o in stand by, altri cantieri sono aperti, e alcuni procedono spediti. Vanno avanti i lavori sul Marzenego scoperchiato. Però l’area più vivace è piazzale Candiani. In poche settimane il cinema multisala di Furlan è arrivato già al primo solaio e sono in posizionamento i piloni del secondo, un grigio scheletro di cemento armato per una costruzione che sarà alta come il Candiani. Sul piazzale, al di sopra della steccato di tavole che chiude il cantiere, si può già vedere l’intelaiatura della tettoia del corridoio d’accesso al multisala: una sorta di onda di tubi metallici bianchi che si solleva da destra e precipita a sinistra. E poi, finalmente hanno anche chiuso galleria Barcella con due reti verdi su telai metallici; al momento però non si vedono lavori, solo cose portate fuori ai negozi.

17 aprile 2013

Non è più il tempo che gli abitanti di Mestre erano inconsapevoli della loro città, incapaci di rappresentarla come tale, “invisibile” ai loro occhi. I residenti di Mestre sono diventati mestrini. Per qualcuno, ricordarsi e ricordare questo fatto sembra essere un obbligo. Con la possibilità che ne nascano curiose ibridazioni. Il “Celtic Pub” di via Giordano Bruno è un locale, come si sarà capito dal nome, di imitazione irlandese, l’Isola di Smeraldo in Italia conta un gran numero di estimatori – anche dalle nostre parti si sono tenute delle feste celtiche in occasione di san Patrizio. Eppure al centro del logo circolare visibile sulle vetrine del pub campeggia la silhouette stilizzata della torre di Mestre.

18 aprile 2013

Incollato a un muro in piazza Barche, ho scoperto un manifestino che invita alla commemorazione di Romeo Semenzato, l’ardito del popolo ucciso dai fascisti a Dolo nel 1921. È siglato con i due simboli della A anarchica e della falce e martello comunista, e soltanto con questi, perché per il resto l’annuncio risulta anonimo, nessuna firma, non è chiaro chi abbia promosso l’iniziativa.

20 aprile 2013

È sabato pomeriggio. Dall’interno di un negozio in piazzetta Matter osservo il passeggio. C’è un gran via vai di gente, in questa giornata di primo sole caldo. Niente di nuovo, i fine settimana d’inizio primavera sono sempre affollati. Poi osservo bene e noto un dettaglio, una differenza rispetto alla stessa scena, che so, anche di quattro o cinque anni fa. Nessuno o quasi porta sacchetti o buste di negozi. Quasi nessuno compra. Si fan “vasche”, si guardano le vetrine, ci si gode la luce e l’aria tiepida. E basta.

28 aprile 2013

Nella rotonda tra corso del Popolo e via Tasso, ancora sterrata, dove l’anno scorso era piantata una bandiera rossa della Cgil, ora sono spuntati i papaveri. Rossi.

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