In linea da: 05/02/2011

Treni, Italia. Fermate impreviste, oppure no

di Filippo Benfante e Piero Brunello

Gestire l’ordine pubblico: treni, binari morti e stazioni fantasma.

1. Tra le notizie legate allo sciopero dei metalmeccanici lanciato dalla Fiom e allo sciopero generale proclamato dai Cobas il 28 gennaio 2011, c’è quella di un gruppo – alcune centinaia di persone “tra studenti, precari e rappresentanti dei centri sociali” – che, partito da Roma in treno intorno alle 7,30, per raggiungere la manifestazione prevista a Cassino, è stato bloccato nella piccola stazione intermedia di Colleferro. Le ferrovie hanno dichiarato di aver fermato il convoglio perché i manifestanti stavano viaggiando senza biglietto. Alcuni studenti hanno replicato che a Roma la Digos che li scortava aveva detto che potevano salire senza. Per protesta, poco prima delle 10, i manifestanti hanno bloccato i binari; per questo, secondo la questura, “saranno tutti denunciati”.

A Cassino, la manifestazione per un po’ è stata ritardata, per aspettare quelli del treno, che però non sono mai riusciti ad arrivare.

A Colleferro, la situazione si è sbloccata solo verso le 14, quando i manifestanti hanno lasciato i binari e ripreso un treno per Roma, pagando il biglietto: chi di tasca propria, chi grazie al contributo della Cgil del Lazio. Ma su questo non tutte le versioni concordano: su qualche sito si legge che una parte dei manifestanti è rientrata senza biglietto.

Ferrovie dello Stato ha in seguito precisato che di certo non era stato mai promesso un viaggio gratuito ai manifestanti, poiché da anni viene imposto “il rispetto del pagamento del biglietto a tutti i viaggiatori, in qualsiasi circostanza e qualunque sia il motivo del viaggio”.

2. Questa vicenda ci ha ricordato subito quanto accaduto tra le province di Venezia e Treviso il 20 novembre 2010. Quel sabato era in programma a Treviso la partita di calcio Treviso-Unione Venezia. L’incontro era stato classificato “a rischio”, perciò soggetto alle misure in vigore da qualche anno: il prefetto di Treviso aveva vietato la vendita dei biglietti a tutti i residenti della provincia di Venezia e del comune di Mogliano Veneto (in provincia di Treviso ma con tifoseria veneziana); i tifosi ospiti inoltre non potevano avvicinarsi allo stadio oltre la distanza di 250 metri.

Quanto segue si basa sulle cronache della stampa locale (“Gazzettino” e “Nuova Venezia”) e alcune testimonianze dirette. Sabato 20 novembre, un gruppo di tifosi dell’Unione Venezia – un centinaio, ma le cifre variano – acquista il biglietto del treno delle 12,04 da Venezia per Treviso. Il personale Trenitalia controlla il possesso individuale del biglietto. La Polizia ferroviaria li perquisisce. I giovani salgono sul treno in carrozze predisposte in coda. A Preganziol, stazione tra Mogliano Veneto e Treviso, dove non sono previste fermate, una quarantina di agenti in tenuta antisommossa fa fermare il treno e obbliga i giovani a scendere, con la promessa che saranno portati fuori dello stadio, sotto la curva ospiti. Uno a uno vengono identificati e filmati.

I giovani vengono fatti salire su bus: cinque camionette tutte attorno, un elicottero sopra. I bus però non partono. I giovani tornano alla stazione per prendere un treno per rientrare a Mestre e Venezia. Gli agenti li seguono. Nel sottopassaggio della stazione, alle spalle del gruppo, sembra che siano volati alcuni colpi di manganello.

Saliti sul treno, il treno non parte perché (ma questo viene detto loro dopo un po’) alcuni giovani sarebbero sprovvisti di biglietto. Il treno rimane bloccato circa un’ora e mezza. Alla fine – giusto all’ora di fine della partita –, il treno viene fatto partire. Inizialmente si dice che il treno è stato fatto partire solo dopo che il sindaco di Preganziol ha pagato circa 50 euro per i biglietti (pari a una ventina di biglietti).

Il giorno dopo la Digos segnala alla Procura il comportamento del dirigente compartimentale delle ferrovie, ipotizzando i reati d’interruzione di pubblico servizio e d’inosservanza di un ordine impartito dall’autorità di pubblica sicurezza. Il questore di Treviso dichiara infatti di aver dato ordine di far partire il treno. Le ferrovie negano di aver ricevuto ordini dal questore – a parte la richiesta di fermare a Preganziol il treno che proveniva da Venezia – e approva l’operato del personale. In un comunicato seguente, le ferrovie ribadiscono che da anni vige la politica per cui “senza biglietto non si ha diritto a viaggiare”.

L’ultimo aggiornamento è di questi giorni: la denuncia per interruzione di pubblico servizio avanzata dalla questura è “a un passo” dall’archiviazione, poiché è stato appurato che non ci fu ordine diretto (si legge sul "Gazzettino", edizione di Treviso, 27 gennaio 2011, p. 5).

3. Tra le analogie tra i due casi che colpiscono di più, c’è il gioco delle parti tra Digos e Ferrovie dello Stato. Se possibile, il caso di Preganziol è ancora più grave: un normale treno di linea che viene fermato in una stazione non prevista su richiesta del Questore, assecondata dalle Ferrovie; il gruppo di tifosi che viene fatto scendere (gli altri passeggeri del treno avranno protestato per la fermata imprevista?); l’identificazione; la sceneggiata del viaggio in bus che non viene completato; quindi il nuovo trasbordo un treno che va in direzione opposta a quella desiderata; poi questo treno non viene fatto ripartire perché una parte dei viaggiatori non ha il biglietto (gli altri passeggeri si saranno sentiti sequestrati?). Chi aveva pagato il biglietto Venezia-Treviso ed era stato bloccato a Preganziol si è chiesto se non avesse diritto al rimborso per un viaggio non effettuato prima di comperare un biglietto per un viaggio non voluto.

4. La vicenda del treno di Preganziol riguarda un rapporto tra tifoserie o una generale situazione della gestione dell’ordine pubblico?

Gli ultimi giorni di dicembre 2010, dopo la grande manifestazione studentesca di Roma del 14 dicembre, il governo lancia l’idea di estendere anche a chi partecipa a manifestazioni politiche e sindacali la possibilità di essere sanzionati dal Daspo. Il Daspo (acronimo di “Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive”) è una misura di polizia (viene emesso dal questore), un provvedimento restrittivo che “diffida” l’ingresso a stadi, palazzetti dello sport, ecc. e può prevedere anche l’obbligo di firma per il “diffidato” mentre si svolge la manifestazione.

Gli studenti replicano subito e i giornali presentano la loro posizione sotto forma di slogan: “Gli studenti: ‘Noi non siamo ultras’”.

Quanto accaduto a Colleferro sembra suggerire invece che “siamo tutti ultras”: per alcuni la tessera del tifoso, per altri le impronte digitali, le zone rosse all’Aquila, la carica contro persone che manifestano solidarietà agli immigrati a Brescia

Lascia un commento