In linea da: 22/10/2010

Biblioteche, autonomia e libertà

a cura di redazione sito sAm

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato-appello dell'associazione dei lettori della Biblioteca nazionale centrale di Firenze (BNCF) per una mobilitazione a tutela del buon funzionamento della biblioteca; un presidio avrà luogo venerdì 22 ottobre 2010, alle ore 12 davanti  all'ingresso dell'istituto.

La recente politica dei tagli minaccia ulteriormente l'apertura e il buon funzionamento dei servizi della biblioteca, già messo a repentaglio negli ultimi anni per analoghe carenze di fondi (per la gestione ordinaria, ma non solo), da riduzioni di personale, mancate sostituzioni di impiegati andati in pensione e progressiva esternalizzazione di molti servizi (e probabilmente – ci dicono alcuni amici fiorentini – anche da scelte infelici a livello locale).

Quest'ultima crisi si è manifestata durante l'estate 2010, con una forte riduzione degli orari di apertura. Dopo la pausa estiva, è partito un primo appello per scongiurare la chiusura e si è avviata una discussione pubblica. La stampa ha dedicato uno spazio inconsuento per una vicenda di questo genere, ma di norma sulle pagine della cronaca fiorentina. Ai primi di ottobre il ministero ha concesso nuovi fondi, che assicurano il regolare funzionamento della biblioteca fino a marzo. L'associazione dei lettori ha deciso comunque di confermare le sue attività di protesta e di sensibilizzazione alla questione, ritenendo tutt'altro che risolutive queste ultime misure.

Lo statuto dell'associazione storiAmestre recita all'articolo 2: "promuove la raccolta di documentazione e ricerche; promuove e organizza attività culturali, didattiche, editoriali; sensibilizza l’opinione pubblica sulla necessità dei servizi atti a svolgere le attività sopra elencate, quali archivi, centri di documentazione e biblioteche adeguate". Il sito di sAm ospita volentiere l'appello dell'associazione dei lettori della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, e lo fa seguire da un noto brano tratto dalle "Memorie di un fuoruscito" di Gaetano Salvemini (1873-1957).

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Comunicato e Appello dell'associazione dei lettori della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

L'Associazione dei Lettori della Biblioteca Nazionale di Firenze riunitasi venerdi 18 ottobre ha confermato la manifestazione di venerdì 22 ottobre alle ore 12,00 davanti la Biblioteca Nazionale.

L'Associazione  lancia un appello a cittadini, istituzioni e intellettuali affinché partecipino al presidio, per difendere una biblioteca che è di tutti.

Le decisioni e le promesse del Ministero della Cultura purtroppo non risolvono che in minima misura i problemi della biblioteca.  Nessun provvedimento è stato preso affinché questa importante istituzione possa espletare pienamente le proprie funzioni, a partire dalla catalogazione dei nuovi volumi. Ormai da anni i magazzini della biblioteca si riempiono di pile di libri che vengono di fatto abbandonati perché il personale è insufficiente a garantire la catalogazione.

Allo stesso modo, nessun provvedimento è stato adottato per far fronte al blocco del turn over ponendo fine alle gravi carenze di organico che da anni affliggono la biblioteca. La scelta di affidarsi all'outsourcing, ovvero di ricorrere a personale esterno sprovvisto di adeguate qualifiche, è assai preoccupante.

Per questa ragione i lettori della BNCF hanno deciso di confermare lo stato di mobilitazione.

L'associazione dei lettori della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

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Una felicità indimenticabile: una biblioteca fatta per chi studia. Gaetano Salvemini e la biblioteca universitaria di Harvard

(a cura di redazione sito sAm; tratto da Gaetano Salvemini, Memorie di un fuoruscito, a cura di Gaetano Arfè, Feltrinelli, Milano 1960, pp. 137-138)

Costretto all'esilio per la persecuzione del regime fascista sin dal 1925, Gaetano Salvemini raccontà così quel che trovò ad Harvard, arrivando nel febbraio 1930.

pp. 137-138: «Due esperienze mi dettero una felicità che è rimasta indimenticabile: quella della biblioteca universitaria e quella degli studenti. La biblioteca, una delle più ricche del mondo, abbondantissima anche di cose italiane, rimaneva aperta fino alle dieci di sera, e anche la mattina e il pomeriggio durante la domenica. Cioè era aperta precisamente quando gli alunni, liberi dalle lezioni, potevano frequentarla: incredibile a dirsi! era fatta per gli studiosi e non per gli impiegati. Questi avevano le loro ore libere quando gli studiosi non avevano bisogno dei loro servizi. Quando sopravvenne la depressione del 1932, il servizio domenicale e quello serale furono aboliti per fare economia di stipendi e di luce; ma rimasero sempre tutte le comodità, che mi facevano rimanere a bocca aperta.

L’insegnante poteva, con l’aiuto del catalogo, andare a cercarsi da sé i libri, di cui aveva bisogno; quando arrivava al suo libro, lo trovava vicino ad altre decine di libri sullo stesso argomento, tutti rilegati: si portava nella sua stanza i libri che gli occorrevano e li teneva finché gli occorrevano; allora doveva metterli sui banchi a ciò destinati, e il personale della biblioteca li riportava a posto. Le stesse facilità erano concesse agli studenti anziani, che fossero raccomandati da un insegnante, e ad ognuno di essi era destinato nella biblioteca un cubicolo.

Domandai a [Giorgio] La Piana [professore ad Harvard] che cosa succedesse dei libri così affidati alla misericordia del cielo. Mi rispose: “Qualche volta sparisce qualche libro; ma non vale la pena di rinunciare ai vantaggi di quella signorile ospitalità per qualche inconveniente che capita molto raramente. Del resto chi è sorpreso con un libro trafugato, è condannato ad anni di prigione, e la condanna e il nome del colpevole sono appiccicati nella guardia interna del libro.” Aggiungerò che in Cambrigde (Inghilterra) la biblioteca della università risparmia ogni spesa di distribuzione e sorveglianza: chiunque può entrare nella biblioteca della università, cercarsi il suo libro, studiarselo e andarsene, senza che nessuno gli dica né ai né bai. A Padova, or è mezzo secolo, morì un professore dell’Università, Emilio Teza, grande studioso, e lasciò per testamento alla biblioteca universitaria tutti i suoi libri; quando il testamento fu eseguito, si trovò che buona parte di quei libri erano stati sottratti alla biblioteca dell’Università».

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