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 In linea da: 27/02/2009 di Piero Brunello
Riprendiamo un altro intervento di Brunello del 1988. Come nel caso di Dubbi sull’esistenza…, aggiungiamo un invito-augurio perché ci sia presto un aggiornamento. Anche solo un giro presso la biblioteca civica centrale di Mestre, dove la sezione «storia locale» è singolarmente suddivisa in «locale» (Venezia) e «più locale» (Mestre, Marghera e dintorni), potrebbe diventare un esercizio interessante.
Nota dell’autore. Questa è la relazione d’apertura al primo convegno di storiAmestre, tenutosi nella sala del Consiglio di Quartiere Carpenedo-Bissuola nei giorni 25-27 marzo 1988, pubblicata poi negli Atti editi in collaborazione con il Movimento di Educazione Cooperativa (storiAmestre-Mce, La città invisibile. Storie di Mestre, a cura di D. Canciani, Arsenale, Venezia 1990, pp. 13-22). Era la prima uscita pubblica dell’associazione. La sala-teatro era affollata, non solo di gente di Mestre. Ricordo tra gli altri Ferruccio Vendramini, allora direttore dell’Istituto storico bellunese della Resistenza. La fase dell’impetuosa crescita urbanistica era terminata da poco, e Mestre cominciava a non sopportare più la vicinanza di Porto Marghera. In questo contesto cercavo di chiarire i motivi che ci spingevano a costituire una nuova associazione storica cittadina, visto che già esisteva da anni un collaudato Centro studi storici di Mestre. Le parole di Jean Amery, ricordate in apertura, mi sembrano tuttora attuali (p.b., 23 febbraio 2009).
Storie di Mestre
Per gli urbanisti del domani, ma anche per gli abitanti che solo provvisoriamente si stabiliranno in determinati punti topografici, la realtà di una città consisterà nelle tabelle statistiche che anticipano l’evoluzione demografica, nei piani urbanistici e nei progetti di nuove strade. La nostra
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 In linea da: 20/02/2009 di Piero Brunello
Ripubblichiamo questo testo, scritto da Piero Brunello nel 1990, con grandissimo piacere e per tanti motivi. Dice tantissimo su «Mestre» alla fine degli anni Ottanta, ma non è così facile trovarlo nelle biblioteche (fate conto, per curiosità, di cercarlo nel sistema bibliotecario del Comune di Venezia), perciò averlo in rete è una comodità. Risale ai primi passi di storiAmestre e – per stile, tono, temi – contiene molto dello spirito e delle discussioni che hanno caratterizzato i primi vent’anni della vita dell’associazione. E poi il «Piano del Capitale» ha funzionato, il compito è stato svolto: gli anni Novanta (e Duemila) sono diventati davvero quelli di «Mestre è bella» e di «Greetings from Mestre». L’ultima ragione per cui presentiamo il testo è la più ovvia: per il piacere di pubblicare, in futuro, l’aggiornamento che Brunello annuncia.
Nota dell’Autore. Questo testo, nato da conversazioni con Bepi Molin, è il discorso tenuto presso il Centro Civico di Carpenedo-Bissuola il 19 aprile 1990 per l’uscita dei primi due volumi di storiAmestre. Non era pensato per la stampa. Fu Bruno Anastasia, presente all’incontro, a ospitarlo nella sezione «C’è dell’ordine in questa follia» della rivista «Oltre il ponte» (VIII, 1990, 31, pp. 147-161). È apparso poi in appendice a Mestre finestre e controfinestre. Canzoni scritte e cantate da Gigio Brunello, Stamperia Cetid, Mestre 1993, pp. 34-41. Qui viene ripubblicato con qualche taglio alla Premessa, troppo legata all’occasione. A distanza di quasi vent’anni, il testo avrebbe bisogno di essere aggiornato, ed è quanto mi riprometto di fare. (p.b., febbraio 2009)
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 In linea da: 02/02/2009 di Christian De Vito
Christian De Vito abita a Firenze in un piccolo immobile – tre piani sopra il pianoterra, facciata stretta, appartamenti che si sviluppano in lunghezza, verso l’interno – in una strada del quartiere San Lorenzo. Dalla finestra di casa che dà su una corte, osserva e racconta com’è e come cambia un quartiere.
Una versione rivista e aumentata di questi racconti è disponibile a stampa, dalla primavera 2009, nella collana «Quaderni di inchiesta urbana» promossa da «Unaltracitta/unaltromondo», gruppo consiliare d’opposizione del Comune di Firenze (legislatura 2004-2009) .
Finestre
Tredici finestre lungo quattro mura giallo ocra. Da un muro all’altro ci saranno non più di tre metri. Un quadrato di base e, in tutto, una cinquantina di metri cubi. Tre piani.
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