In linea da: 06/06/2007

Che figata sarebbe, il prossimo anno. Pisa-Unione, 3 Giugno 2007

di Matteo Di Lucca

Prologo

Pisa dista 300 Km. La partita sarà trasmessa in diretta su Raitre per il Veneto. L’1-1 dell’andata non promette nulla di buono visto che l’Unione è costretta a vincere all’Arena Garibaldi per andare in finale play-off. Euri da spendere. Ha piovuto per tutta la settimana. La Vale ha tutte le ragioni per essere titubante.

Mercoledì decidiamo di andare a Piazzale Roma e comprare i biglietti. Certe partite non si possono vedere a casa davanti alla televisione perdendosi l’odore dell’erba appena tagliata, il frastuono degli spalti, i volti e le espressioni delle persone che ti stanno accanto, la condivisione di gioia e dispiaceri, la visione dalla curva che ti regala una prospettiva diversa ma personale.

1. Partiamo in macchina verso le undici del mattino. Fermandoci a fare rifornimento al primo autogrill dopo Padova vediamo passare i quattro pullman organizzati dai ragazzi di “A sostegno di un ideale” scortati da due volanti della polizia. Quando li raggiungiamo e sorpassiamo in autostrada la Vale li saluta con la sciarpa fuori dal finestrino. Il viaggio è tranquillo, lungo ma senza intoppi. Ci fermiamo per prendere qualcosa da mangiare all’autogrill prima dell’uscita di Pisa Nord dove incontriamo altri tifosi unionisti che come noi hanno deciso di fare una trasferta “cani sciolti” in macchina.

Entrati in città veniamo sorpassati dal pullman della squadra di casa preceduto da una volante della polizia a sirene spiegate e seguito da una decina di persone in motorino che sventolano le bandiere pisane. Decidiamo allora di seguire il pullman ma ci accorgiamo subito che ci stiamo infilando verso la curva pisana. Retromarcia veloce e richiesta di aiuto ad alcuni poliziotti che ci indirizzano verso la curva ospite. Le indicazioni però risultano errate e dopo aver sbagliato nuovamente strada ed essere circondati da una marea di tifosi di casa riusciamo finalmente a trovare il parcheggio per i tifosi ospiti. Per fortuna che la macchina della Vale è targata Forlì!

Il luogo del parcheggio si rivela essere l’intera strada che avevamo percorso in precedenza e che ora è stata interamente chiusa al traffico per le macchine dei tifosi ospiti. La strada fiancheggia le mura della città vicine a piazza dei Miracoli e alzando gli occhi sopra di esse riesco a scorgere la torre pendente. Insieme ad altri tifosi ci avviamo verso la curva e una volta arrivati all’ingresso ci accorgiamo che i pullman organizzati dei nostri non sono ancora arrivati. Dopo aver parlato con un tifoso dello Spezia, acerrimo nemico dei pisani che seguirà con noi la partita, decidiamo di entrare in anticipo per vedere il riscaldamento della squadra. Lo stadio è molto bello sullo stile di quello di Firenze, senza pista e con solo un breve tratto di erba che distanzia la porta dalla curva. 

2. La curva pisana è già piena, ribolle di entusiasmo e con una serie di cori ci fa notare che siamo “quattro gatti”. Effettivamente la nostra curva è ancora vuota. In mancanza dei gruppi organizzati saremo in una cinquantina e l’età media è piuttosto alta. Tra gli altri in curva vediamo e scambiamo quattro parole con la signora che salutiamo sempre al Penzo. La squadra nel frattempo è già entrata in campo e i pochi presenti la salutano cercando di incitare i giocatori che si scaldano a pochi metri da noi. 

Mentre osservo i giocatori per capire la formazione, dai cancelli d’ingresso della curva si sentono delle urla. Mi alzo e mi accorgo che sono arrivati i gruppi della Curva Sud. Circa un centinaio di persone, molte teste rasate e molti con la maglietta nera con scritta “Vecchi Ultrà”. Una volta passato il cancello si radunano all’ingresso del tunnel che porta alla curva. Poi escono tutti insieme urlando “Pisano pezzo di merda”. Alcuni di loro si lanciano verso il settore dei distinti, occupato dai pisani, per insultarli. Altri appendono al vetro di plexiglass due tricolori. Non si capisce dove vogliono stare, e a ogni loro movimento io e la Vale ci spostiamo dalla parte opposta. Poi decidono di fermarsi in basso al centro della curva. Finalmente arrivano anche i ragazzi del “settore”, circa trecento, colorati di arancioverde e festanti. Entrano alla spicciolata, uno alla volta, e poi si sistemano senza esitazioni nella porzione della curva più vicina alla tribuna. Alcuni ragazzi attaccano al plexigrass due bandieroni arancioverdi. Una volta raggruppati in maniera compatta il capocoro inizia subito a chiamare i cori per incitare la squadra che sta ultimando il riscaldamento. Si susseguono: “Noi ci crediamo / ragazzi noi ci crediamo”, “Noi tifiamo Veneziamestre” e poi un bel “Pope”. Osservo la reazione ai nostri cori dei gruppi della Curva Sud: stanno zitti e vedo solo un gruppetto di loro che, alzando il braccio a modo di saluto fascista, canta qualcosa contro i pisani. Nel frattempo entrano in curva anche i presidenti del Venezia che hanno deciso di guardare la partita insieme ai tifosi. Se ne stanno in disparte in alto dalla parte opposta alla nostra.

3. Man mano che si avvicina il fischio d’inizio l’atmosfera diventa sempre più elettrica e anche la curva pisana incomincia a farsi sentire. All’uscita in campo delle squadre noi intoniamo ancora “Pope” mentre la curva di casa è tutto uno sventolio di bandiere rosse con lo stemma della città. Poi dalla curva pisana si alza un boato frastornante e tutti simultaneamente lanciano pezzi di carta colorando la curva di bianco come se fosse esploso un fuoco d’artificio. L’inizio del nostro tifo è splendido: tutti urlano a squarciagola cercando di sostenere la squadra, che nei primi cinque minuti è pressata e rischia subito di prendere un gol: un colpo di testa ravvicinato parato d’istinto da Aprea. I due gruppi nella nostra curva in sostanza si ignorano, anche se nei diversi cori si percepisce una certa rivalità. Loro scandiscono “Vincere”, mentre noi “Noi vogliamo questa vittoria”. Quando noi intoniamo “A sostegno di un ideale”, loro intonano “Noi siamo la curva Sud”. Mentre loro incentrano i cori sull’insulto verso i pisani, noi continuiamo solo a incitare il più possibile l’Unione. 

Sul campo la squadra ha incominciato a macinare il suo consueto gioco, crea occasioni e dimostra una certa superiorità tecnica. Verso il ventesimo, Collauto batte un calcio d’angolo a rientrare direttamente verso la porta. Il portiere del Pisa smanaccia la palla proprio sulla linea, un difensore allontana come può di testa la palla che finisce nella zona del dischetto dove c’è Moro: gran tiro al volo che finisce all’incrocio dei pali. La curva esplode in una gioia incredibile. Io mi lancio giù dalla gradinata, scavalco spintonando la gente festante, raggiungo il plexiglass e con gli occhi sbarrati batto sul vetro verso i giocatori che sono venuti a festeggiare verso il settore. Incredulo salgo affannosamente i gradini abbracciando tutti e una volta raggiunta la Vale continuo i festeggiamenti. Sono ancora con la schiena rivolta verso il campo quando improvvisamente sento il boato dello stadio intero, mi giro di scatto e vedo la palla dentro la nostra porta. Non ci posso credere il Pisa ha pareggiato. Impreco, chiedo come è successo, impreco di nuovo. Ho goduto trenta secondi!

4. Il rammarico rimane fino alla fine del primo tempo soprattutto per il fatto che l’Unione ha giocato alla grande. Nell’intervallo accompagno la Vale in bagno, ma non si sa per quale motivo l’unico luogo adibito è unisex, senza porte, con la turca e con uno strato d’acqua in terra che nemmeno a San Marco nelle giornate di acqua alta. La Vale si unisce ad altre ragazze e signore più anziane, ma di un bagno per le donne nemmeno l’ombra. Uno sprovveduto “steward” (è la moda 2007, credo in omaggio a un decreto: l’inserviente dello stadio, adesso porta una pettorina fluorescente con scritto “steward”) cerca di difendersi: “Una volta erano qua, ma adesso…”. Poi inondato dagli insulti delle ragazze inferocite: “Di solito in curva ospiti vengono non più di venti persone e non ci sono ragazze”. La Vale decide di seguire le altre ragazze e fa un tentativo nei bagni putridi. Io risalgo le gradinate a partita già iniziata proprio quando Moro con un tiro rasoterra scheggia il palo a portiere battuto. 

La Vale torna in tempo per cantare e godersi il bel primo quarto d’ora del secondo tempo, quando l’Unione ha quattro occasioni per passare in vantaggio. Come si dice, nel calcio chi sbaglia paga: non ci vuole molto prima che il Pisa ci punisca in contropiede, passando in vantaggio. Sconforto. Ancora di più cinque minuti dopo, quando sullo sviluppo di un calcio d’angolo, il Pisa segna di nuovo. È andata. 

Mi siedo sconsolato ma, quando il capocoro incita il settore a cantare ancora, mi alzo e canto più forte di prima. Si ringrazia la squadra: “Grazie ragazzi”, “Di Costanzo show”, “Lo squadrone ce lo abbiamo noi”, “Noi non ti lasceremo mai”. I gruppi della curva Sud sono ammutoliti mentre noi cantiamo divertendoci incitando talmente la squadra che i pisani non si sentono. Così scatta lo strafottente: “3 a 1 e non cantate/ 3 a 1 e non cantate”.

La partita e la speranza di fare la finale play-off finiscono ma chiamiamo la squadra sotto il settore. I giocatori ci raggiungono sconsolati per il risultato e per non averci dato un’altra grande soddisfazioni. Capitan Collauto e Romondini sono in lacrime. Tutti lanciano le maglie. Paolino Poggi si spoglia completamente e resta a parlare con alcuni ragazzi. Nello Di Costanzo è ancor più rammaricato dopo l’ennesimo “Di Costanzo show”. Si avvicina al settore con gli occhi lucidi poi si allontana con le spalle ingobbite. Un momento fantastico con tutto il settore che ringrazia la squadra per il grande campionato nonostante la sconfitta. 

Epilogo

Dopo aver aspettato una decina di minuti, la polizia apre i cancelli e incominciamo a sfollare. Nessuno è deluso. La maggior parte delle persone, pur rammaricate, sorride consapevoli della grande prestazione della squadra. La colonna di macchine e pullman “unionisti” raggiunge l’autostrada scortata dalla polizia. Nonostante una marea di pisani che insulta e lancia oggetti, tutti tengono bandiere e sciarpe fuori dal finestrino. Nella strada del ritorno, io e la Vale concordiamo che è andata bene così. La serie C resta ancora la realtà giusta per l’Unione; per la società; per le due città che anche in un’occasione così importante si sono dimostrate poco coinvolte; per i ragazzi del “settore” che possono avere ancora un anno da trascorrere “tranquilli”, senza le complicazioni di regolamento che la B avrebbe senz’altro portato, a parte le partite in tutti i giorni della settimana. Poi ci saranno altri due derby con il Padova. Visto che da due anni consecutivi la squadra che vince il campionato di serie C1 festeggia la promozione all’Euganeo, speriamo di giocare il derby all’ultima giornata. Che figata sarebbe festeggiare la promozione a Padova! 

Al prossimo anno.

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