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 In linea da: 26/11/2005 Domande e riflessioni nell’anniversario della morte di Marc Bloch (1944-2004)
a cura di Elena Iorio e Filippo Benfante
con contributi di Elena Iorio, Piero Brunello, Alessandro Casellato, Antonella Cogo, Mario Isnenghi, Luca Pes, Matteo Melchiorre, Filippo Benfante
autunno 2005, 88 pp., 5 euro
"Marc Bloch, prelevato un giorno di primavera, il 16 giugno, dalla sinistra fortezza di Montluc, a Lione, è stato fucilato con 26 compagni, altri 26 autentici francesi che – come lui – era detenuti dalla Gestapo. È stato fucilato in un campo, in una località detta «Les Rousilles», presso Saint-Didier-de-Formans, sulla strada per Trévoux, circa 25 chilometri a nord di Lione. 16 giugno 1944: l’invasore sentiva vicino il momento di abbandonare la Francia, «vuotava le prigioni» e seminava nei campi, lontano dalle città, i cadaveri di patrioti, assassinati senza processo, accanendosi nel renderli irriconoscibili."
Lucien Febvre, In memoriam. Marc Bloch fusillé (1944).
"Per lungo tempo, si vide nello storico una specie di giudice degli Inferi, incaricato di distribuire elogi o condanne agli eroi morti. Siccome poi niente è per sua natura più variabile di siffatte sentenze, soggette a tutti gli ondeggiamenti della coscienza collettiva o del capriccio personale, la storia, permettendo troppo spesso che l’«albo d’oro» avesse la meglio sul «registro d’esperimenti» si è guadagnata gratuitamente la fama di essere la più incerta delle discipline; alle vuote requisitorie succedono infatti altrettanto vane riabilitazioni. Robespierristi, antirobespierristi, noi vi chiediamo grazia: per pietà, diteci, semplicemente, chi fu Robespierre."
Marc Bloch, Apologia della storia.
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 In linea da: 26/11/2005 Notizie su Luciano Visentin, calzolaio (1898-1984)
di Piero Brunello, prefazione di Elis Fraccaro
autunno 2005, 64 pp., 5 euro
"Era magro, di statura normale e i capelli bianchi. Alle barche lo chiamavano «Ciano baccalà». Era bello a vedersi. Gli occhi chiari erano dolci. Mi accolse con gioia e senza imbarazzo, come mi conoscesse da sempre. Era pieno di premure e si agitava. Teresa lo guardava agitarsi e annuiva, e per non contrariarlo lo assecondava sempre e lo calmava. Teresa era molto più giovane di Luciano ma non si vedeva. Era mora, con i capelli crespi. Gli occhi neri, profondi, tristi. Brillavano. Luciano disse che era stata una donna molto bella, ora il suo viso era intaccato da una malattia. Anche Luciano era costretto da una malattia a rigide regole quotidiane, senza deroghe: «è una conseguenza del carcere, del confino, delle aggressioni fasciste», sospirava. Luciano parlava volentieri della sua vita. A volte in maniera coerente e piana, a volte a salti. Venne l’idea di un’intervista per mettere ordine a tutti quegli avvenimenti che ormai conoscevo ma in maniera frammentata."
Elis Fraccaro
"Grazie ai ricordi di Luciano Visentin, è possibile, tra le altre cose, vedere in quali luoghi e attraverso quali percorsi si diventava socialisti, e anarchici, nei primi anni del Novecento in una cittadina come Mestre, come si vennero costruendo reti di relazione amicali e politiche, e come queste relazioni vennero meno e si modificarono con l’instaurarsi del regime fascista."
Piero Brunello
Leggi la prefazione di Elis Fraccaro.
 In linea da: 26/11/2005 L’intervento del sindaco Giobatta Gianquinto. Le cronache di Gianni Rodari
a cura di Mirella Vedovetto, postfazione di Giorgio Molin
autunno 2005, 88 pp., 5 euro
"Si capisce, per Mestre era già corsa la voce: c’erano i feriti all’ospedale, a Mestre. Una fiumana immensa di operai era in gioco: guai averla lasciata sola; guai aver lasciato questa massa in contatto con la polizia in quel momento. Guai. Siamo a Mestre. In piazza bisognava parlare, bisognava che io fossi l’interprete dei loro sentimenti, e che chiarificassi loro i loro stessi sentimenti. E ho parlato."
Giobatta Gianquinto
"Le tracce sui muri di cinta disegnano un fitto rosario di scrostature e di cerchietti rossi. Non vi sarebbero segni diversi su quel tragico muricciolo, se fosse stato sede di una esecuzione di massa."
Gianni Rodari
Nel marzo 1950 la polizia spara sugli operai raccolti in sciopero di fronte al cantiere navale Breda di Porto Marghera. Scioperavano perchè da mesi non ricevevano il salario e, nonostante le autorità fossero state sollecitate senza sosta, nulla era stato fatto per garantire loro il diritto al lavoro. Ma dalla parte degli operai c’erano il sindaco comunista di Venezia, Giobatta Gianquinto, e i cittadini. Lo stesso sindaco e Gianni Rodari, al tempo giornalista de "l’Unità", ci raccontano la loro storia attraverso verbali di sedute comunali e articoli di giornale, fonti raccolte da Mirella Vedovetto. Nella postfazione, Giorgio Molin, ci parla della condizione di lavoro degli operai cinquant’anni dopo.
 In linea da: 25/11/2005 di sAm
Proponiamo in linea le pagine che introducono il Quaderno di sAm numero 3 (autunno 2005): Bloch notes. Domande e riflessioni nell’anniversario della morte di Marc Bloch (1944-2004), a cura di Elena Iorio e Filippo Benfante, che è anche l’autore della prefazione.
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