In linea da: 13/05/2012

Scatola da cucito (anni Novanta)

Scatola in latta per caramelle, poi usata da mia mamma per contenere strumenti per il cucito. Prima mia mamma ne aveva un’altra tonda, sempre di latta, di colore verde con un disegno di fiori sul coperchio, che in origine doveva essere stata una scatola di biscotti. Un giorno decise di trasferire il contenuto da quella prima scatola a questa (occupava meno spazio, era più nuova).

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In linea da: 07/05/2012

Camminare. Pagine da un Quaderno di sAm

di Matteo Melchiorre

Fra qualche giorno, sarà Matteo Melchiorre inaugurare la nuova iniziativa di storiAmestre: “Spunti-ni” storici. In vista di questo incontro che, lo ricordiamo avrà luogo il 10 maggio, alle 17,30 presso la sede del Centro di documentazione sulla città contemporanea, riprendiamo sul sito un altro intervento di Melchiorre, pubblicato nel Quaderno numero 4, Andare a vedere, dedicato all’inchiesta, al reportage e al resoconto.

Qui il tema […] è il camminare come metodo, o pretesto, d’inchiesta. Il che si regge sull’assioma secondo il quale, camminando, si può fare inchiesta: osservare, ascoltare, decifrare segni, notare cambiamenti, incontrare persone, praticare tagli nelle vedute. Ciò comporta un elogio del camminare, che indubbiamente va fatto. 

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In linea da: 01/05/2012

Primo Maggio dai due lati della barricata

di Pietro Di Paola

Il nostro amico e corrispondente da Londra Pietro Di Paola asseconda la nostra passione per le origini del Primo maggio, quegli anni in cui si inventò una festa di cui si sentiva il bisogno, sfidando ostilità, incomprensione e repressione. “Vi mando un Primo maggio del 1895 raccontato da due punti di vista diversi”, ci ha scritto, allegando un ricordo di Pietro Gori (scritto nel 1907) e una cronaca contemporanea del quotidiano londinese “Morning Post”.

1. Come mostrano alcuni dei brani di Marco Fincardi che avete pubblicato, le cronache del Primo maggio variano secondo il punto di vista degli osservatori, partecipi o ostili. Ne sono un buon esempio anche due resoconti del Primo maggio 1895 a Londra: da un lato un ricordo di uno dei più celebri anarchici italiani, Pietro Gori (1865-1911), autore di alcuni canti ancora notissimi, come Addio Lugano bella o Gli stornelli d’esilio o l’Inno del primo maggio sull’aria del Va’ pensiero di Verdi; dall’altro la cronaca della stessa manifestazione pubblicata il 2 maggio dal quotidiano londinese “Morning Post”.

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In linea da: 29/04/2012

Segnali di festa. Primo maggio reggiano e internazionalista

di Marco Fincardi

Per festeggiare il Primo maggio 2012, presentiamo su gentile concessione dell’autore alcuni brani di due capitoli del bel libro del nostro amico Marco Fincardi: Primo maggio reggiano. Il formarsi della tradizione rossa emiliana, introduzione di Cesare Bermani, Edizioni delle Camere del Lavoro di Reggio e Guastalla, Reggio Emilia 1990 (2 volumi). L’anno di uscita non deve essere stato casuale: a cento anni dal primo Primo maggio, festeggiato (e combattuto) nel 1890. Il libro ci rimanda alle origini di una lunga tradizione, osservata in un luogo specifico: ricostruisce i modi, le canzoni e i riti con cui gli individui «si fecero sentire» nel Reggiano – ma all’interno di una dimensione nazionale e internazionale – fin dal Primo Maggio del 1890, lasciando in eredità un repertorio di simboli e di modalità espressive.

I capitoli che presentiamo sono l’ottavo, sulla colonna sonora del maggio reggiano, e il tredicesimo, sui significati e le simbologie che si concentrano sulla data e sulle modalità di svolgimento della festa.

Inno fuorilegge

Dalla rivoluzione del 1859, la creatività musicale aveva ricevuto un enorme stimolo dalla necessità di produrre un nuovo repertorio politico: marce, inni, arie patriottiche. Gli anni sessanta dell’ottocento rappresentano un periodo di eccezionale vitalità per i corpi filarmonici dei paesi padani. Particolarmente popolare era stato l’Inno di Garibaldi.

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